Giugno 2, 2009

L’immigrazione, l’eterno sogno italiano

Devo ringraziare Maurizio per il link che mi ha portato a questo portale. Sono rimasto a leggere per più di un’ora le storie dell’immigrazione italiana. Mi sono sentito molto amareggiato perché non viene tramandato il ricordo (al suo giusto valore storico e sociale) degli italiani umiliati o addirittura morti nella ricerca di una vita decente.

Invece, ultimamente viene mandato spesso e volentieri il messaggio che l’immigrazione è un’inesauribile fonte di problemi. Che la povertà dev’essere guardata con arroganza ed allontanata.

Onorevoli leghisti (del Veneto anche): Che ne dite di proporre un provvedimento che dimostri la capacità d’Italia di gestire un flusso migratorio? Non chiede nessuno che l’Italia si faccia carico di tutta la povertà del mondo.

E qui non parlo degli strastrumentalizzati sbarchi (20.000 sbarchi annui su 5.000.000 immigrati) ma dei flussi che potrebbero essere legali. Flussi amministrati da un’Autorità competente che dovrebbe legalizzare l’ingresso in base ad una graduatoria non in base ad una semplice fedina penale (d’altronde irrilevante quando si passa da un mondo all’altro). Flussi controllati, non sanatorie con i clandestini in fila davanti alle questure.

Non voglio elencare i sistemi “vincenti” in altri Paesi perché sono troppi.  Ma una retorica in due punti la faccio comunque:

1. Gestire con responsabilità un flusso migratorio è una cosa che supera di tanto le capacità della nostra classe politica?

2. L’immigrazione è portata volentieri nel punto dove può creare dei problemi, per distrarre l’attenzione da altri argomenti?

Maggio 28, 2009

La verità sugli immigrati

1912 Congresso degli Stati Uniti – Rapporto sugli immigrati italiani

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali. Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione ”.

Marzo 20, 2009

ONU, UE, Frattini e il bicchiere di più

L’ONU si è presa la responsabilità di catalogare un grande paese europeo, Italia, come razzista. Prima ancora l’UE (sia in Commissione che in PE) ha mosso le stesse accuse, confermate poi anche dal ministro degli Esteri romeno. Come curiosità, il rapporto ONU che recita la “maldicenza” risale al 6 marzo ma nessuno ha detto niente. Giovedì la stampa ha iniziato parlare, quindi venerdì di buona mattina Frattini si è messo negare tutto. “L’Italia non è razzista per niente”, diceva lui come se l’ONU fosse qualche ONLUS sotto casa che si occupa del maltrattamento delle rane saltarelli con coda blu e guscio piatto.

Da noi c’è un detto: “Se più di una persona ti dice che sei ubriaco, vai a casa a dormire”.

Ad una condizione pero; la mattina dopo chiedi al Parlamento di non votare la clandestinità come reato e di non osare di chiedere ai medici di denunciare gli stranieri, facendo finta che il giuramento di Ippocrate fosse un scherzo di vecchia data. E poi ancora, di chiedere ai deputati di non votare per le ronde, che poco o nulla possono fare sui temi veri della sicurezza. E poi ancora di dire ai suoi colleghi del governo che non è molto abituale negli stati democratici di prelevare impronte in base all’etnia. E che non è giusto separare i bambini in scuola in base alla nazionalità. E di ammettere che non è giusto che un romeno possa essere condannato in primo grado a 30 anni per violenza sessuale e scagionato nel ricorso dalla prova DNA. E che non è giusto che per lo stesso reato di violenza sessuale comprovata dal DNA un italiano se ne prenda cinque anni, anche se, quest’ultimo ha minacciato la vittima (romena) con un coltello. E cosi via…

Marzo 16, 2009

Quanto sono cattivi i romeni, hanno osato denunciare!

Con qualche ronda in più, risolviamo anche questo? Suppongo che la Questura non si può mobilitare per qualsiasi tubata…

Marzo 11, 2009

Romeni che rimangono nella storia

L’infame parodia del diritto all’informazione chiamata “caso Caffarella” è arrivata al punto dove possiamo tirare un po’ le somme. L’equazione doveva essere “risolta” in un altro modo ma con l’aiuto della scienza e con qualche “toga rossa” abbiamo un risvolto. Karol Racz, e Alexandru Isztoica, i romeni fermati seguendo metodi “tradizionali” sono stati scagionati del DNA per lo stupro del parco Caffarella.

Il Questore Giuseppe Caruso non ammette alcuna colpa: “Non mi sento sconfitto, quei due erano lì e lo dimostreremmo”. Un po’ d’intralcio questo DNA, no? Il questore non ci rassicura che i veri colpevoli del odioso stupro verranno portati davanti ad un tribunale. Lui vuole dimostrare che non ha sbagliato è che i romeni c’entrano in qualche modo. Ma questo è soltanto uno dei buchi da dove fa acqua questo caso.

Ieri infatti è stato revocato il primo mandato di custodia cautelare emesso per i due romeni. Ma loro rimangono in carcere.

Isztoica rimane in carcere per calunnia. Ma rimarrà anche nella storia della Seconda repubblica come prima persona indagata in stato di fermo per questo delitto. Di più, NON CI SONO INDAGINI AVVIATI per il reato che li viene contestato. Un cane che si morde la coda visto che se avrebbero avviato indagini per questo reato non gli potevano contestare la violenza. Anzi, un branco di cani che si mordono le code perché c’entra pure il coinvolgimento della stampa nelle indagini. Fornendo meticolosamente video, dichiarazioni, foto e tutto il necessario che solitamente non viene fornito si è creato un caso di proporzioni bibliche. Se adesso i romeni fossero rilasciati senza arrestarne altri, sarebbero guai seri.

Racz alloggia ancora a Regina Coeli per la violenza a Primavalle in quanto “riconosciuto” dalla vittima. Le virgolette marcano il fatto che la vittima non ha mai detto di essere sicura, di più, i violentatori indossavano le passamontagna. Durante la “vespasiana” trasmissione “Porta a Porta” di lunedì, la vittima ha ribadito la sua insicurezza ed ha ammonito la stampa per una seconda violenza. L’eccessiva mediatizzazione del caso e la pubblicazione di alcuni dettagli non solo l’hanno resa riconoscibile ma li hanno causato anche la perdita di un un lavoro precario.

Nella stessa trasmissione “l’anteprima” (il punto massimo d’audience) è stato sapientemente dedicato allo scontro politico PD-PDL che insorgevano la continua scalata delle violenze sessuali con autori romeni. Alemanno è arrivato al punto di ipotizzare un attacco orchestrato degli immigranti contro lo Stato. Detto questo, mi chiedo come è stato possibile che proprio questo caso occupa le pagine 2-3 e l’apertura dei principali quotidiani (tabloid?) italiani. Sono finite le notizie?

Marzo 9, 2009

Severgnini, non deluderci!

Pubblico con piacere la lettera mandata a Beppe Severgini da venti personaggi di spicco:

Leggiamo con qualche costernazione, sul “Corriere.it” (“Italians”, martedì 3 marzo): “Fino a un paio di anni fa il 90% dei responsabili (delle violenze sessuali) era italiano… Oggi quella percentuale è scesa al 60% . Vuol dire che il 40% delle violenze sessuali viene commesso dal 6,5 % della popolazione – tanti sono gli stranieri in Italia, 4 milioni su 60 milioni”.
Non è affatto così, anche se la “fonte” citata da Severgnini (un giornale gratuito distribuito nelle grandi città) può indurre nell’errore. Nel caso dei dati 2007, si tratta di una stima Istat, molto credibile. Invece, per quanto riguarda i dati 2008, si tratta non di violenze compiute, ma di violenze sessuali denunciate, circa 4500, pochissime rispetto a quelle compiute. I presunti autori denunciati sono stati 8845, di cui circa 3450 non hanno la cittadinanza italiana. Scambiare gli stupri compiuti con quelli denunciati porta a distorsioni enormi, perché si tratta purtroppo di una percentuale bassissima rispetto al totale (valutabili tra il 5% e il 10% del totale, se si seguono le stime di una ricerca svolta dall’Istat). Su una cifra così bassa influiscono vari fattori, tra cui le scarsissime denunce da parte delle vittime e le attività investigative.
Non solo la violenza tra le mura di casa o compiute da conoscenti è enormemente più diffusa, ma essa viene denunciata molto raramente: questo influisce su cifre che bisognerebbe accompagnare con maggiore senso di responsabilità e attenzione, per evitare non solo di contribuire alle ondate di panico morale in chiave di razzismo (in particolare, antiromeno), ma anche di celare i termini del gravissimo tema della violenza alle donne (circa un milione di casi l’anno, secondo l’ISTAT), distorcendolo e rendendolo irriconoscibile. Per darne una sola idea: la percentuale degli stupri subiti da uno sconosciuto è stimata del 6% circa, preceduta dalle percentuali dovute ad ex-partner, partner, amici ecc…

Firmatari:

Viorica Nechifor viorica.nechifor@gmail.com
Giuseppe Faso, Centro interculturale empolese-valdelsa
Udo C. Enwereuzor, Cospe-Raxen Nfp Italy
Anna Meli, Cospe, responsabile media e immigrazione
Viorica Nechifor, giornalista romena, viorica.nechifor@gmail.com
Filippo Miraglia, resp. naz. immigrazione, Arci
Carlo Sorrentino, Università di Firenze, corso di laurea media e giornalismo
Luciano Scagliotti, Enar Italia
Maria Immacolata Macioti, docente sociologia La Sapienza, Roma
Cristiano Lucchi, giornalista
Piero Colacicchi, Associazione OsservAzione Firenze
Lorenzo Guadagnucci, giornalista
Zenone Sovilla, giornalista
Mihai Mircea Butcovan, giornalista e scrittore romeno
Beatrice Montini, giornalista
Aurelia Mirita, presidente Associazione Promozione sociale e culturale italo-romena
Fratia Horia Corneliu Cicortas, presidente Firi
Sorin Cehan, direttore Gazeta romaneasca
Simona C. Farcas, imprenditrice, presidente Associazione Italia Romania Futuro Insieme
Carlo Gubitosa, Peacelink
Crina Suceveanu, presidente associazione Nicolae Balcescu, Cefalù (Pa)

La lettera e la risposta de Severgnini sono state pubblicate sulla sua rubrica fissa, sul Corriere. Ma sinceramente delude un po’. Mi aspettavo ad un’altra risposta da uno che d’immigrazione italiana se ne intende, e anche bene.

La fonte non è “un giornale gratuito distribuito nelle grandi città” bensì il MInistero dell’Interno, citato dal “Corriere della Sera” del 25 febbraio e da molti altri organi di informazione (tra cui anche la free press, che c’è di male?). Questo era scritto chiaramente nella mia risposta (http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-03-03/01.spm). Risposta che – per i toni e per lo spirito – è stata apprezzata anche in Romania, dove sto per tornare, dopo tanti anni. Segno che la questione mi interessa, e molto. Troppi immigrati onesti (non solo romeni) soffrono per questo; e dagli immigrati – come sappiamo, o dovremmo sapere – dipende una parte importante del futuro italiano.
Comunque è vero: in un passaggio ho accostato dati diversi, ho sbagliato e me ne scuso. I dati Istat (che ho citato spesso, anche sul Magazine e su RMC) si riferiscono alle violenze sessuali stimate (anno 2007), mentre i dati del ministero si riferiscono alle violenze sessuali denunciate nel 2008. Ma qui il dato che riguarda gli stranieri è in grande crescita: nel triennio 2004-2007 stava al 22%, nel 2008 è salito al 40% (fonte Ministero/Corriere 25.2.09). Ricordo che altri dati – relativi a rapine, sfruttamento della prostituzione, spaccio, popolazione carceraria – dimostrano che il coinvolgimento straniero in attività criminali è ben superiore al 6% (questa la percentuale sul totale della popolazione).
Quindi un problema ce l’abbiamo, e grosso. Problema che è stato bellamente ignorato in questa lettera e nelle altre che, singolarmente, mi avete mandato. Secondo voi esiste o non esiste un collegamento tra criminalità e immigrazione? Andrebbe tutto benone, nelle nostre città, se non fosse per i media allarmisti? Scusate la franchezza: ma se ignorate l’ansia e l’insicurezza che si va diffondendo in Italia, e cercate di far passare uno come me per sobillatore xenofobo, siamo messi proprio male.


Marzo 7, 2009

La Questura di Roma sbaglia? Ma daaaai… che novità!

Con l’indagine ancora in alto mare vi ripropongo una “notizia” dello Studio Aperto sui presunti (li chiamo cosi per decenza/deontologia/buonsenso, non perché mi stano simpatici) stupratori romeni di Caffarella.

Senza rendersi conto, la Questura di Roma ha fatto un immenso favore ai romeni;  si può riparlare dei casi “Reggiani” e “Rus”. Due casi (politicamente vantaggiosi) dove le accuse stanno in piedi, ma sempre nei TG e sempre prima della sentenza definitiva di un tribunale.

Marzo 6, 2009

Parliamoci torna dalle vacanze II

Dopo una meritata vacanza torniamo a raccontare “i nuovi mostri d’Italia”, i romeni. Roba da Striscia la Notizia, non altro. Prima di qualche foto dal bellissimo Piemonte e dal racconto di come ho visuto io gli ultimi “scandali” ecco a voi una saporosa satira sui romeni, pubblicata sul blog di Alessandro Gilioli.

Previtului e Berluschescu

La nuova “Bustina di Minerva” di Umberto Eco su “L’espresso”.

Il Viminale ha cercato di emettere alcuni comunicati imbarazzati secondo cui, a proposito dei casi di stupro, nel 60,9 per cento sono responsabili cittadini italiani (e peraltro i sociologi sapevano già che la stragrande maggioranza degli stupri avviene in famiglia, e bene hanno fatto Berlusconi, Casini, Fini e altri a divorziare, per evitare situazioni così drammatiche).

Per il resto, visto che sono di moda i romeni, pare che essi siano responsabili solo per il 7,8 per cento mentre un buon 6,3 per cento se lo aggiudicano i marocchini (che peraltro, come ci hanno insegnato Moravia e Sophia Loren, la loro parte l’avevano già fatta più di 60 anni fa).

Non ce la vengano a raccontare.

E allora le ronde? Le facciamo contro i bergamaschi? Sarà opportuno ricordare la nefasta partecipazione dei romeni, subito dopo la guerra, alla strage di Villarbasse, ma per fortuna allora esisteva ancora la pena di morte e giustamente sono stati fucilati La Barberu, Johann Puleu, Johan L’Igntolui, e Franzisku Sapuritulu.

Romena era certo Leonarda Cianciullui, la saponificatrice e, come dice il nome chiaramente straniero, romena doveva essere Rina Fort, l’autrice della strage di via San Gregorio nel 1946. Per non dire dell’origine romena della contessa Bellentani (che da nubile faceva Eminescu) che nel 1948 sparava sull’amante a Villa d’Este.

Romena non era Maria Martirano ma certamente lo era il sicario Raoul Ghianu che, su mandato di Giovanni Fenarolu, l’ha uccisa nel 1958 (tutti ricorderanno il delitto di via Monaci) e romeno era il maestro Arnaldu Graziosul che nel 45 aveva ucciso, si dice, la moglie a Fiuggi.

Romeno era il Petru Cavalleru che con la sua gang aveva compiuto un’audace e sanguinosa rapina a Milano, e romeni erano i membri della sciagurata banda di via Osoppo. Benché mai scoperti, romeni erano gli attentatori della Banca dell’Agricoltura (certamente romeni erano Fredu e Venturu) e gli autori della strage alla stazione di Bologna.

Romeni erano stati i sospetti di corruzione di giudici come il Previtului e il Berluschescu, romeno il ragazzo Masu che nel 1991 aveva ammazzato i genitori e i due ragazzi Erika (tipico nome extracomunitario) e Omar (romeno e musulmano per giunta!) che avevano ucciso madre e fratello di lei a Novi Ligure.

Romena era senza ombra di dubbio la signora Franzonescu di Cogne, i due coniugi di Erba Olindu e Roza, romeni erano sia Sindoara e Calvuli che i loro uccisori, romeni i banchieri che recentemente hanno portato al fallimento tanti risparmiatori, romeni i bambini di Satana, romeni i miserabili che gettavano pietre dai ponti dell’autostrada, romeni i sacerdoti pedofili, romeno l’assassino del commissario Calabresi, romeni i rapitori e uccisori di Moro, Casalegno, Bachelet, Tobagi, Biagi e altri, romeni gli assassini di Pecorelli e la banda della Uno bianca, e per concludere romeni gli assassini di Mattei, del bandito Giuliano, di Pisciotta, di Mauro De Mauro, dei fratelli Rosselli e di Matteotti.

Romeni erano Giulianu e gli autori della strage di Portella delle Ginestre, i colpevoli del caso Wilma Montesi (ricordate il cupo Piccionului?) gli sparatori dei morti di Reggio Emilia, i golpisti del Piano Solo; romeni erano i compagni di merende del mostro di Scandicci, gli autori degli attentati a Falcone e a Borsellino e del massacro di piazza della Loggia a Brescia, della strage dell’Italicus e di quella di Ustica, dell’omicidio Pasolini (forse anche Rom); romeni i gambizzatori di Montanelli, i commandos di via Fani e gli assassini di Moro, Coco, Occorsio, Alessandrini, Guido Rossa, Peppino Impastato, Pippo Fava, Piersanti Mattarella, Mino Pecorelli, Giorgio Ambrosoli, Ezio Tarantelli, Salvo Lima, don Pino Puglisi, Ilaria Alpi, Massimo d’Antona, Carlo Giuliani; romeni erano ovviamente l’attentatore del papa (agente dell’associazione Lupu Grigiu) e i massacratori di Dalla Chiesa e signora, romeno il rapitore di Emanuela Orlandi.

Romeni infine tutti gli appartenenti al clan di Timisoara, Badalamentu, Provenzanul, Liggiu, Bontadeu, Rijnara, romeni gli strangolatori nazifascisti Tutu e Concutellului, evidentemente aderenti alle Guardie di Ferro di Codreanu.

Questi romeni hanno distrutto l’immagine di un paese di persone oneste, timorate di Dio, aliene dalla violenza, rispettose delle differenze etniche, religiose e politiche.

Meno male che finalmente ci siamo accorti che i colpevoli erano loro altrimenti avremmo continuato a scavare tra i faldoni delle procure italo-sovietiche senza cavarne nulla, mentre ora con una buona organizzazione di ronde leghiste potremo finalmente ripristinare legge e ordine in questo nostro sfortunato paese.

Tratto da: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/03/06/previtului-e-berluschescu/#more-2196

Febbraio 25, 2009

L’isteria anti-romena

di Preda Barbu

L’isteria anti-romena eseguita dalle media su ordine dei capi politici è come un bicchiere d’acqua che deve far inghiottire al popolo la capsula d’olio delle misure di estrema destra. Queste non servono ad affrontare la crisi, ma a proteggere una classe politica alla quale ormai non rimane altro che la fuga in avanti. Il progetto non è di camminare verso un antiquato stato fascista, ma d’indebolire ancora di più lo stato di diritto, pur mantenendogli l’apparenza: giustizia senza credibilità, forze dell’ordine ridicolizzati, atmosfera di stato di assedio, isteria e paura collettiva, emergenze continue che chiamano misure eccezionali. Lo stato Italiano a cura d’olio di ricino. Anche il cittadino avrà la sua parte della cura, ma questa volta l’olio di ricino si prenderà volontariamente, in famiglia, tramite il televisore. Discutere oggi seriamente e pertinente sulla situazione dei romeni in Italia avrebbe le stesse prospettive di successo come una discussione sugli ebrei nella Germania del 1940. Le più assurde e infami “notizie” sui romeni vengono lanciate in cascata dalle media, spesso appoggiate da statistiche inventate, alterate oppure presentate tanto faziosamente che il povero consumatore di media non ha nessuna chance di capire correttamente di che si tratta. Persino l’articolo di ieri del “Corriere della Sera” sulla delinquenza romena, uno dei più ben informati articoli sull’argomento, riesce il capolavoro di fare una dimostrazione fasulla appoggiandosi su statistiche pertinenti. Per rompere quest’embargo dell’informazione, fornisco alcuni dati complessivi riguardando il tasso di delinquenza sul territorio italiano, secondo alcune categorie di stranieri, espresso in numero di detenuti per diecimila abitanti, allo 01.01.2008. Le fonti sono l’Amministrazione Penitenziaria e l’ISTAT. Sono dati che, al mio sapere, finora non sono stati resi pubblici:

tabel

Interessante risulta non soltanto il fatto che la delinquenza romena è inferiore a quella maghrebina, albanese e jugoslava, ma soprattutto il fatto che i romeni in Italia, al gran’ contrario della propaganda, hanno un tasso di delinquenza pari al resto dei cittadini dell’Unione Europea.

Febbraio 18, 2009

Come si vede l’Italia da fuori?

Comincio io con una vignetta romena: