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Romania, la “nuova America” per italiani

11 dicembre 2008

A proposito della lezione di storia impartita da Maurizio in uno dei post precedenti, ho trovato questo pezzo nel libro “Romania, Immigrazione e lavoro in Italia”, pubblicato da Caritas.

[…]

Recentemente è stato stimato che alla fine dell’Ottocento circa il 10 – 15% degli emigranti partiti dal Veneto si sia diretto in Romania.

In questi anni la Romania è apparsa a molti come una “nuova America” al di qua dell’Oceano, con tante ricchezza da sfruttare, terre vergini da bonificare e mettere a frutto. Un paese che, data la sua recente formazione, tanto più abbisognava di manodopera specializzata. Nello stesso tempo i lavoratori italiani non costituivano per le autorità romene un pericolo di penetrazione da parte di un popolo ostile e conquistatore, anzi la “colonizzazione” italiana della Romania sembrava rispondere ad una sorta di ideologia panlatinista da contrapporre al minaccioso montare del panslavismo nei paesi vicini.

Le “avvertenze” per l’emigrante italiano in Romania

Un manualetto del 1910 curato dal Regio commissariato dell’emigrazione recante le Avvertenze per l’emigrante italiano nei Paesi Balcanici e in Rumania spiegava che per giungere in Romania due erano le vie da percorrere.

[…]

Si ricordava ovviamente di non partire sprovvisti di regolare passaporto, cioè vistato da un consolato romeno, per non correre il rischio di venire respinti alla frontiera dalle autorità competenti; arrivate in Romania le squadre di operai avrebbero dovuto provare di avere il lavoro assicurato previo contratto scritto; mentre l’imprenditore che li aveva ingaggiati avrebbe dovuto premunirsi dell’autorizzazione all’ingresso da parte del Ministero dell’interno romeno. Dopo l’ingresso l’emigrante avrebbe dovuto far vidimare entro quattro giorni il proprio passaporto presso le rappresentanze consolari italiane per poi chiedere al prefetto distrettuale entro dieci giorni il permesso di soggiorno.

Oltre a spiegare le procedure di ingresso e di soggiorno, il Regio commissariato ammoniva l’emigrante a non intromettersi negli affari politici interni per evitare di essere espulso o confinato mediante decisione ministeriale non motivata. Si avvertiva, inoltre, che in caso di disgrazia o di difficoltà economiche insuperabili i consolati italiani non erano in grado di patrocinare un rimpatrio assistito, ne tanto meno di provvedere ad elargizioni di qualsivoglia misura.

[…]


Fonte: “Romania, Immigrazione e lavoro in Italia”, Caritas Italiana.

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  1. MAURIZIO permalink
    11 dicembre 2008 15:10

    Bhe si…anche qui, penso che la maggior parte dei miei connazionali siano solo a conoscenza che la nostra migrazione in Romania è quella ultima, cioè fatta prevalentemente da imprenditori..(vedi “fenomeni” come Timisoara..o Arad )

    Ricordo bene… che durante la grande purga televisiva sui romeni del “Day after Mailat di un anno fa per capirci, 😀 ci fu .. se nn ricordo male, forse in una delle rare e quantomeno sensate interviste o documentari fatti in Romania che oltre a far domande a cittadini romeni senza pregiudizi insomma..andarono appunto a intervistare questi famosi discendenti di italiani che migrarono a fine 800 ! Mi colpi questa cosa perché pure io ignurant non lo sapevo! Alcuni si sentiva l’accento veneto e provenivano da regioni venete tipo Friuli che allora erano poverissime! E cercarono fortuna appunto in Romania. Disse anche il paese romeno..dov’erano ma non ricordo più..bho

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