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Come ho conosciuto io gli zingari

10 gennaio 2009

Di sicuro non sono un fan della cultura rom. Lamentarsi sempre, cercare di vivere sulle spalle altrui e la cultura del falso non sono elementi che fanno innamorare. Ma ci sono anche aspetti positivi nella cultura nomade. Vi racconto come ho conosciuto io gli zingari.

Sono cresciuto in un quartiere di periferia (Dărmăneşti, nella bellissima città di Piatra Neamţ) con tantissimi rom intorno, di almeno cinque-sei gruppi diversi.

C’erano gli “ursari” che andavano fieri del fatto di essere “romenizzati”. Cioè vivevano nei palazzi, cantavano ai matrimoni e nella stragrande maggioranza non erano delinquenti. Alcuni di loro (generalmente i capi famiglia) padroneggiavano anche un mestiere che esercitavano nel posto dove abitavano. Al palazzo vicino c’era uno che rilegava le molle dei vecchi divani ed a volte cambiava anche la tappezzeria. Quando beccava qualche lavoretto lo faceva lì, davanti al portone. I vicini di passaggio si facevano posto tra le molle, i pezzi di imbottitura e quant’altro, salutavano e si facevano gli affari loro. Erano tempi duri, del comunismo, quando nessuno aveva molto più dell’altro e tutti il poco necessario. Nessuno si scandalizzava, poi era una famiglia povera, con cinque bambini se ricordo bene. Ricevevano dallo Stato soltanto un sussidio per famiglia numerosa, niente di più.

Cristi Gaiţă

Foto: Cristi Gaiţă

Poi c’erano quelli che lavoravano il ferro. Si facevano chiamare “căldărari”. Abitavano su una strada tutta loro, dietro ad una scuola pubblica e fino al ruscello che attraversa parte della città, Cuiejdi. I luoghi comuni davano quella zona come la più malfamata della città. Ma quelli erano zingari operosi, che battevano il ferro per sedici ore al giorno. Facevano e fanno ancora soldi a pallate. Non rubavano ma vivevano con il comodo che ti dà l’immagine del cattivo. Se si formava una fila al negozio di generi alimentari per chi sa che cosa, loro entravano davanti e oltre al rumore generale di scontento, quasi mai qualcuno protestava direttamente con loro. Non per paura, ma per non perdere tempo, tanto cominciava un litigio che non finiva mai. Gli zingari alzavano la voce fino all’inverosimile e lamentavano il fatto di avere famiglie gigantesche (sempre con bambino un malato) che richiedevano proprio in quel momento la loro attenzione.

Poi c’erano quelli chiamati „cizmari”. Gran fiuto per affari, facevano un po’ anche il lavoro degli usurai e tanti altri (lingurari, rudari, etc.) sparsi un po’ dappertutto. Quasi impossibile ricordarsi tutti.

Invece ricordo bene quelli che nella mia zona erano chiamati in modo spregiativo „romaşcani”. La casta più bassa, vista male anche dai nomadi stessi. Il motivo? Vivevano in tanti in villaggi o in palazzi interi e vi regnava la sporcizia ed il degrado. Rubavano, facevano un bel po’ di casini e quando la polizia (miliţia ai tempi) entrava lì a temperarli usciva sempre una piccola guerra. Ma questi “nuclei” erano pochi ed attentamente controllati. I comunisti si erano accorti che i costi sociali sono minimi se gli zingari erano sparsi per la città invece di lasciar loro vivere in tanti insieme.

Sono pochi oggi gli zingari che abitano in città, il libero mercato ha prevalso e sono andati via. Sulla mia strada sono rimaste 2-3 famiglie dalle “caste” più elevate, che non hanno mai avuto bisogno di migrare. Eppure prima c’erano più di 15 famiglie. Si sono ritirati nei posti dove la vita costa meno oppure sono partiti per l’Europa. E sono diventati di nuovo un problema, più di quanto lo erano prima.

Volevo raccontarvi questa storia a proposito degli sforzi che sta facendo il Campidoglio per mettere tutti gli zingari in due mega campi. Forse c’è da pensare un po’ prima di rimetterli insieme tutti.

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10 commenti leave one →
  1. 11 gennaio 2009 02:17

    Caro Cornel, i tempi si sono cambiati per tutti…anche i zingari hanno cambiato il loro modo di essere e pagano per i cambiamenti della societa…
    Piatra Neamţ e una bellissima cita!!!

  2. daditza permalink
    11 gennaio 2009 08:55

    Che uno veda di buon occhio o meno gli zingari, resta il fatto che in Italia ci si sono riversati in massa, come in nessun altro paese. Le ragioni saranno tante, ma la principale è il fatto che questo comunque è un paese dove chi ruba, fa il furbo o delinque in altro modo è meno “perseguitato” che in altri paesi, se non addirittura ammirato (anche se segretamente), come è prova la cultura mafiosa.
    E, strano ma vero, gli italiani danno più elemosine di tutti gli altri alle “povere madri nomade”. Credono di più nel “malocchio” che queste zingare possono lanciare loro, si fanno abbindolare di più da letture di mano e altre giocherie. Il nemico preferito, particolarmente in certe zone, sono “gli slavi” (che per la maggior parte degli italiani ignari di storia sono anche i romeni), non gli zingari, e per questo piace tanto a certa stampa la confusione tra zingari “rom” e romeni.
    In quasi tutti gli altri paesi europei gli zingari ci sono come ci sono sempre stati, qualche gruppo che ripara coltelli, forbici e ombrelli, qualche altro che chiede l’elemosina, qualche altro ancora che raccoglie stracci. Sempre guardati con sospetto dalla popolazione locale, ma raramente l’interazione è seriamente problematica.

    Ho avuto a che fare, per lavoro, in Romania con alcune associazioni che offrono istruzione artistica ai bambini Rom, e ho visto cose molto belle nascere da questo, pure con pochi, miseri fondi. Queste sarebbero le strade da prendere, e non quelle di costruire enormi campi di “concentramento”..

  3. MAURIZIO permalink
    11 gennaio 2009 21:31

    Non ho mai avuto grandi simpatie, c’è stato pure un periodo che li ho disprezzati non poco. Anzi..diciamola tutta…: ero seriamente incazzato con loro! 😦 Fu negli anni 80, in cui nella mia zona (prov di Torino) ci furono alcuni episodi di furti. Tra questi…sfiga vuole ,che una notte mi aprirono il garage e praticamente me lo svuotarono. Tra i tanti oggetti e cose che arraffarono c’era pure una batteria (quella che si suona) nuova fiammante acquistata con fatica ..a botte di soldini messi da parte dal sottoscritto…

    Fatta la denuncia inizialmene contro ignoti, i carabinieri ci dissero gli artefici di tali furti erano un gruppo di zingari che si aggiravano nella zona..probabilmente slavi o forse italiani di etnia sinti.

    Mi son sempre augurato che quantomeno il mio strumento musicale sia almeno servito a suonare qualche canzoncina gitana..e non come bidone contienitutto o la grancassa magari come cuccia per qualche maialino…

    Non son tutti uguali comunque. Ci son zingari e signori zingari L’etnia sinti come i caminanti nel sud italia son sempre stati abili giostrai o gente che faceva bellissimi spettacoli del circo (vedi tutta la famiglia Orfei ad es)

    “Il problema” non sono le etnie o gli stati ecc ecc..bla bla bla… ma gli individui, in qualunque parte del mondo.

  4. Preda permalink
    12 gennaio 2009 12:34

    Primo, Lei si scusa: “Di sicuro non sono un fan della cultura rom.”
    Poi continua ad elencare sbagliati luoghi comuni, lasciando intendere senza possibilità di dubbio, che le condivida pienamente:
    “Lamentarsi sempre, cercare di vivere sulle spalle altrui e la cultura del falso non sono elementi che fanno innamorare. Ma ci sono anche aspetti positivi nella cultura nomade.”
    Gli zingari non sono nomadi, quindi la loro cultura è tutt’altra che “nomade”.
    Non esiste al mondo una cultura che favorisce o anzi coltiva elementi come “lamentarsi sempre” o “cercare di vivere sulle spalle altrui”. Non esiste al mondo una “cultura del falso” che sia specifica per un gruppo determinato.
    Questi sono stereotipi germinati dalla malafede e ignoranza dei politici e giornalisti, per l’uso di un pubblico ignorante e infantilizzato.
    Interessante comunque, quando Lei passa da questi luoghi bassi della pop culture italiana (una specie di “manele” ideologiche italiane) ad aspetti e formi concreti della vita zingara in una città romena, il discorso diventa coerente e pertinente.
    Per me, è un atteggiamento…sconcertante.

  5. 12 gennaio 2009 13:51

    Caro Preda,

    Il termine “cultura” non viene utilizzato (almeno nella mia intenzione) per descrivere il concetto che questo lemma definisce in romeno. La “cultura” di un popolo può contenere anche elementi negativi. Quelli che io ho elencato sono quelli maggiormente visibili e con quale io sono stato in contatto. Parlo come persona “informata sui fatti” e non come giornalista.
    Gli aspetti positivi gli ho elencati dopo.
    Mi incuriosisce il tuo atteggiamento assai duro su un aspetto interpretabile. Come lo spieghi?

  6. Preda permalink
    12 gennaio 2009 16:31

    Anche in romeno coesistono i due sensi del concetto “cultura”: quello individuale (acquisto di conoscenze letterarie, scientifiche, artistiche etc. che formano l’identità di una persona) e quello collettivo, antropologico (insieme di tradizioni, norme sociali, nozioni, valori e modelli di comportamento etc.). Stiamo ovviamente discutendo della stessa cosa: la cultura nel senso antropologico.
    La cultura zingara non è mai e per niente (stata) una cultura del parassitismo sociale, dell’inganno, della violenza, della falsità, etc. Queste sono mostruosità ideologiche, assurde e di malafede. È solo in Italia che non colpisca l’assomiglianza, anzi la quasi identità tra le “caratteristiche culturali” attribuiti agli zingari dalla mass media autoctona e “i tratti innati specifiche alla razza” attribuiti dalla stampa tedesca agli ebrei, sotto il regno del Führer: parassitismo sociale, inganno, falsità, sporcizia. Il mio non è un discorso della politically corectness, ma del buon senso, del common sense, diventato così poco comune. Non servono studi di antropologia culturale per capire che nessuna collettività del mondo non può sviluppare sistematici tratti negativi, perche non potrebbe sopravvivere.
    Le speculazioni sulla “cultura zingara” come una sorta di matrice del male, che pullulano nelle media italiane, non sono altro che il riflesso semi-dotto – nel migliore dei casi – di un estremismo di destra mai spento, della politica buffona e cialtrona e della sant’ignoranza che unisce i giornalisti al pubblico. Meglio che non si rendiano conto, quanto primitivi risultano, visti dall’estero ! La demonizzazione “antropologica” degli zingari conosce anche effetti alla rovescia: recentemente, un beninteso giudice italiano assolse una mendicante zingara motivando che questo sia un comportamento specifico, incrostato nella “cultura rom”. (Viene così verificato, ciò che tutti lo sapevamo: Grazie a Dio, il ridicolo non uccide, sarà genocidio in Italia)
    Per quelli che non hanno ancora capito: modelli di comportamento di parassitismo, violenza, simulazione, furto, etc. hanno le radici nel’emarginazione storica e nella miseria cronica degli zingari, nel fatto che dopo cinque secoli di schiavitù, la parte non integrata /non assimilata di loro (circa 20% secondo stime, perche la maggior parte è, a gradi diversi, integrata, anzi assimilata) ha sviluppato una subcultura del’emarginazione, caratterizzata da una profonda sfiducia nelle istituzioni, arrogandosi una specie di “diritto compensatorio” nei confronti del resto della società. Prendete mille padani o altri ariani, teneteli emarginati nella più atroce miseria per tre generazioni, come se fossero degli intoccabili, e il risultato sarà un tribù di zingari, come nei vostri migliori incubi.
    Caro Cornel, la coincidenza vuole che io sia discendente di una vecchia famiglia pietreana. Allora, godi di un praticamente inesauribile capitale di simpatia. Non volevo essere duro, mi dispiace. Mi ha solo sorpreso che presenti come le tue, pregiudizi contro gli zingari, per poi smontarli con storie vere e concrete. Forse, era una strategia retorica: mostrare di come condividi le idee del tuo pubblico, per poi condurlo ad accettare fati concreti che vanno contro i pregiudizi.
    …e scusi per il mio italiano…improvvisato

  7. MAURIZIO permalink
    13 gennaio 2009 08:36

    “Le speculazioni sulla “cultura zingara” come una sorta di matrice del male, che pullulano nelle media italiane, non sono altro che il riflesso semi-dotto – nel migliore dei casi – di un estremismo di destra mai spento, della politica buffona e cialtrona e della sant’ignoranza che unisce i giornalisti al pubblico. Meglio che non si rendiano conto, quanto primitivi risultano, visti dall’estero !”

    Preda..però qui in Italia anche in tempi non sospetti gli zingari non sono mai stati visti bene..dai, Anche 20 o 30 anni fa senza che ci fosse nessun pompaggio mediatico..

    30 anni fa quelli di destra se la prendevano più con i gay o con i comunisti che con gli zingari! Parlo negli anni 70 ai tempi del terrorismo.

    La gente li vedeva male semplicemente perchè molti non avevano voglia di lavorare..mi forzo di ricordarmi articoli di giornale che parlassero male di loro..si forse qualcuno ma roba blanda…

  8. stefan permalink
    7 marzo 2009 14:32

    interesante articolo…:), anche perchè parla della mia città :D…aproposito stiamo nello stesso quartiere :D….oggi comunque i zingari di Darmanesti e di altri quartieri sono stati in gran parte radunati e portati in un altro quartiere fatto per loro, si chiama “Speranta” (con la speranza che cambino)…ma l’hanno già distrutto…per quanto rigurda i “ceaunarii” che riciclavano il ferro…ci sono ancora oggi…quelli rubavano e rubano ancora i tappi dei TOMBINI!!! ci sono pure cascato da piccolo…in uno…!!! e rubano approposito anche i cavi del telefono nelle campagne…

    Comq Salut! 🙂

  9. 18 marzo 2009 04:24

    Io concordo con l’ultimo intervento di Preda.

    Per quanto mi riguarda ho sempre avuto una scintilla (passione) per la musica zingara/gitana, più che per quella rumena, quella spagnola, per il flamenco insomma. Sono giovane ma mi ricordo ancora le bellissime canzoni dei Gipsy Kings 😀

    Non mi ero mai interessata agli zingari, sapevo che c’erano ma non sapevo niente su di loro, sulla loro storia. Così l’anno scorso decidetti di informarmi un pò tramite vari siti internet e scoprì appunto che per anni furono schiavizzati, per anni persecuitati e via dicendo. Non c’è da meravigliarsi se oggi si trovano nelle condizioni che sono e concordo con Preda dove dice “Prendete mille padani o altri ariani, teneteli emarginati nella più atroce miseria per tre generazioni, come se fossero degli intoccabili, e il risultato sarà un tribù di zingari”. Oggi gli zingari vanno integrati, in una maniera o nell’altra, altrimenti resteranno sempre un problema per tutta l’Europa.

    Esco fuori con una domanda stupida: Darmanesti è una città o solo quartiere? Perché mi è capitato di vedere su youtube le tradizioni natalizie con la sfilata degli orsi intitolato “Ursii de la Darmanesti”.

  10. beatrix permalink
    21 giugno 2009 16:13

    molto interessante l’articolo.complimenti.anche io sono nata nella bellissima città PIATRA NEAMT in “darmanesti”…sono vissuta li fino a 9 anni..vivo a Roma da moltissimi anni ma non ho mai dimenticato i luoghi di quel posto cosi meraviglioso..a differenza dei miei coetanei e compaesani sono fiera di parlare la mia lingua, dire apertamente la mia nazionalità e leggere le poesie del poeta e scrittore M. Eminescu…per quanto riguarda i rom..che dire ..gli ho spesso disprezzati per averci creato (a noi gente ben educata)soprattutto negli ultimi anni,un’immagine poco favorevole in tutta l’Europa.però cio che mi infastidisce è il fatto che, a causa dell’ignoranza di alcuni noi rumeni siamo SEMPRE visti come delinquenti…insomma x molti i rumeni sono tutti zingari!! alla tv sui documentari sulla romania fanno sempre vedere i nomadi con posti squallidi cm sfondo..penso che questa sia veramente un’ingiustizia perchè la Romania è veramente un paese bello…

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