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L’immigrazione, l’eterno sogno italiano

2 giugno 2009

Devo ringraziare Maurizio per il link che mi ha portato a questo portale. Sono rimasto a leggere per più di un’ora le storie dell’immigrazione italiana. Mi sono sentito molto amareggiato perché non viene tramandato il ricordo (al suo giusto valore storico e sociale) degli italiani umiliati o addirittura morti nella ricerca di una vita decente.

Invece, ultimamente viene mandato spesso e volentieri il messaggio che l’immigrazione è un’inesauribile fonte di problemi. Che la povertà dev’essere guardata con arroganza ed allontanata.

Onorevoli leghisti (del Veneto anche): Che ne dite di proporre un provvedimento che dimostri la capacità d’Italia di gestire un flusso migratorio? Non chiede nessuno che l’Italia si faccia carico di tutta la povertà del mondo.

E qui non parlo degli strastrumentalizzati sbarchi (20.000 sbarchi annui su 5.000.000 immigrati) ma dei flussi che potrebbero essere legali. Flussi amministrati da un’Autorità competente che dovrebbe legalizzare l’ingresso in base ad una graduatoria non in base ad una semplice fedina penale (d’altronde irrilevante quando si passa da un mondo all’altro). Flussi controllati, non sanatorie con i clandestini in fila davanti alle questure.

Non voglio elencare i sistemi “vincenti” in altri Paesi perché sono troppi.  Ma una retorica in due punti la faccio comunque:

1. Gestire con responsabilità un flusso migratorio è una cosa che supera di tanto le capacità della nostra classe politica?

2. L’immigrazione è portata volentieri nel punto dove può creare dei problemi, per distrarre l’attenzione da altri argomenti?

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11 commenti leave one →
  1. 3 giugno 2009 20:59

    Purtroppo il libro intitolato “Versteckte kinder” scritto da 2 italosvizzeri che narra la vicenda anche drammatica dell’immigrazione italiana in Svizzera a cavallo tra gli anni 60 e 70, non è stato tradotto il lingua italiana..(credo di nn sbagliarmi)

    varrebbe la pena leggerlo..

    http://archiviostorico.corriere.it/1992/ottobre/28/nel_Paese_dei_bambini_nascosti_co_0_9210289989.shtml

  2. 3 giugno 2009 22:36

    Se vogliamo farci anche 2 risate..qui c’è una serie di spot pubblicitari che la Mediamarkt tedesca (come la nostra Mediaword) ” ci ha affibbiato “a noi italiani sbattendo il classico stereotipo dell’italiano medio..donnaiolo e chiassoso..una specie di Borat mangiaspaghetti..

    Qui siamo nel 2008 e non vignetta agli inizi del 900

    Sehr schoen….und sympathisch ja

    http://video.google.it/videosearch?q=toni+mediamarkt&hl=it&emb=0&aq=f#

  3. 4 giugno 2009 05:39

    Confermo, non è stato tradotto. Ecco qui il riferimento bibliografico per quanti – tra i miei connazionali, notoriamente espertissimi nelle lingue estere – vogliano riflettere, uscendo per un attimo dalla tragica illusione leghista, sulle durezze dell’emigrazione:

    Versteckte Kinder
    zwischen Illegalität und Trennung : Saisonnierkinder und ihre Eltern erzählen
    by Marina Frigerio Martina
    Pubblicato in 1992, Rex-Verlag (Luzern)
    Contributi: Burgherr, Simone, 1965-
    Creatori: Marina Frigerio Martina, Simone Burgherr ; mit einem Nachwort von Jürg Jegge.
    Lingua: German
    Paginazione: 95 p. ;
    ISBN 10: 3725205639
    LCCN: 93192038
    Classificazione Dewey: 362.85
    LC: HQ792.S9 F75 1992
    Oggetto: Children of migrant laborers — Switzerland — Social conditions.
    Migrant labor — Switzerland.
    Alien labor — Switzerland.

  4. 4 giugno 2009 22:32

    Si, a proposito del libro (bambini nascosti) tengo a precisare che mesi fa ( non ricordo in quale trasmissione televisiva..) vidi per caso l’intervista ad uno dei 2 autori del libro (la donna) la quale
    intervistata dal giornalista, ricordava bene che in quegli anni era facile vedere affisso fuori dei ristoranti o altri locali il cartello con su scritto: “eintritt fur hunde und italiener verboten”

    Pensare che io che io amante dei cani mi infastidisco quando noto qualche bar che vieta l’ingresso a loro.. o noto il cartello restampato “noi aspettiamo fuori”..immagino allora come poteva sentirsi una famiglia che decideva di andare a mangiare una pizza e non poteva entrare..

    Comunque questa scritta ha fatto il giro di varie popolazioni frutto dell’intolleranza xenofoba!

    Ah..se non ricordo male
    qualche anno fa lo fece un gestore di un negozio in Spagna che colto da un raptus di rabbia scrisse fuori dal negozio vietato entrare a cani (i cani sono universali..chissa perche bho..) e romeni, adirittura con lo sfondo della bandiera romena.

    Salut

    ps..però….chiudete gli occhi e pensate un attimo alla scritta “vietato entrare a Borghezio e tutti i cazzoni come lui”aaaaah che meraviglia…
    ..sarebbe stupendo..sublime di più..non trovo le parole…

  5. Giancarlo Germani permalink
    5 giugno 2009 10:21

    Credo che andrebbe trasmesso nelle scuole un bel film di Nino Manferedi,Pane e Cioccolata,che descriveva la condizione degli immigrati italiani nella Svizzera degli anni 70.
    Anche perchè da quel film si capisce quanta solidarietà c’era tra gli italiani all’estero….e facendo una comparazione, quanto questa sia quasi del tutto
    assente nella immigrazione romena in Italia.

  6. 7 giugno 2009 10:06

    “Eintritt für Hunde und Italiener verboten…” già, negli anni ’50 e’60 (del secolo scorso) era abbastanza facile vedere questo cartello appeso alle vetrine nella vicina Svizzera; anche recentemente percorsa da – ricorrenti – ventate xenofobe. Questione veramente complessa, quella dell’immigrazione, anzi parlerei addirittura di movimenti di interi popoli, che richiederebbe mente fredda, serenità di giudizio, capacità di parlare con chiarezza ed onestà ai cittadini delle nazioni che – percepite come più ricche, o più ordinate, o semplicemente non percorse dalla guerra – diventano meta per i diseredati del mondo. Qualità queste che sono singolarmente assenti nei nostri governanti, tra i più scadenti che mi sia stato dato di vedere. A Giancarlo Germani che nota una mancanza di solidarietà tra gli immigrati romeni in Italia vorrei chiedere se ha mai riflettuto sul, come dire? “livello esistenziale minimo” sotto il quale non si dà solidarietà nella sofferenza. Robert Antelme, o Primo Levi, tra i tanti, hanno dato una possibile risposta, tratta dalla personale esperienza nei lager nazisti.

  7. Ana permalink
    8 giugno 2009 17:26

    Secondo me, non si può paragonare la vità nei lager nazisti con la vita migratoria. Sono due mondi diversi. Il migrante ha sempre una possibilità, una via d’uscita, invece nel lager, nelle prigioni comuniste i detenuti sono considerati “nemici del popolo”, quindi “da sterminare”. Ho appena finito di leggere il romanzo “Tè al samovar. Voci dal gulag sovietico” di Ingrid Beatrice Coman e pensavo proprio a questo: la vita di un immigrato non si può paragonare con la vita di un incarcerato politico. Sono tante cose da dire su questo argomento… Peccato che sono pochi libri di questo genere tradotti in italiano…

  8. Diego permalink
    3 luglio 2009 21:33

    Ma sti 4 italiani che sparlano su sto blog rumeno perchè non mi date gli indirizzi che ve li mandiamo tutti a casa vostra gli immigrati !!!

    E voi sareste italiani ?

  9. 13 luglio 2009 14:29

    @ Diego

    ..Ti ringrazio Diego, ehm..guarda non so gli altri ma a casa mia ogni tanto vengono degli “immigrati” da soli , senza che ci sia qualcuno che si interessi a mandarmeli . Ho provato ad esporre la bandiera italiana sul balcone ma arrivano lo stesso..altre volte camminando giro l’angolo e ne incontro uno..poi un’altro e via cosi..è terribile

    A volte mi sento arabo..poi romeno..albanese.. soffro di crisi d’identità e non so più chi cazzo sono..

    Tu cosa consigli?

    Grazie

  10. 28 luglio 2009 09:57

    Scopro questo blog per caso. Non ho altre parole che complimenti! Continua così!
    Ora ti metto in link sul nostro.

  11. 14 ottobre 2009 20:33

    Mancavo da qualche mese… Ad Ana vorrei rispondere che certamente, non si possono fare raffronti diretti tra la vita degli internati nei lager e la vita del migrante, e non era questa la mia intenzione. Notavo unicamente la relazione che corre tra percezione della dignità personale e pratica della solidarietà.
    @ Diego: Ma, povero il mio Diego…

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