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Siamo al punto di partenza

12 gennaio 2010

Carissimi,

Mezzo anno fa avevo pensato che Parliamoci era diventato obsoleto nel paesaggio media in quanto l’ira della media nei confronti dei romeni era pressoché sparita.
Non è la mia intenzione che questo spazio diventi un scaricabarile di frustrazioni e comuni “saggi” sulla vita quotidiana.
Quindi, ho detto tra me e me, che si può fare un pausa sull’argomento. Ho evitato di scrivere un post finale appunto perché la vedevo come un pausa.
A distanza di mesi mi rendo conto che sono sono stato un po’ egoista. Parliamoci non doveva e non deve essere un spazio dove gridare alle ingiustizie e torti subiti dai romeni, ma di TUTTI gli immigrati, italiani, romeni o marziani.
A convincermi di questo sono stati gli scontri di Rosarno. In Italia siamo lontani (e lo ripeto, siamo) di un vera cultura dell’immigrazione.

Ripropongo il mio invito a chi ha al cuore l’argomento di farsi avanti con le proprie idee ed opinioni.

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8 commenti leave one →
  1. Maurizio permalink
    12 gennaio 2010 18:54

    Ooooh…là…era ora Cornel scusa eh ma c’era mezzo metro di polvere su sto blog 😀

    ciauz 😉

  2. 13 gennaio 2010 20:30

    Ben tornato 🙂

  3. Maurizio permalink
    15 gennaio 2010 15:18

    Comunque..bando alle battute..(andiamo avanti cosi, in tutta sincerità .. più passa il tempo e meno mi vien da scherzare..)..Questo raccontava il giornalista F. Gatti su L’Espresso nel 2006..

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Io%20schiavo%20in%20Puglia/1370307

    Ora siamo nel 2010 (buon anno tra l’altro..) E’ cambiato qualcosa? Un c…….., anzi è tutto peggiorato..e ne vedremo ancora “delle belle”..

    Ciao

  4. Anonima permalink
    17 gennaio 2010 11:23

    Ben trovato con una faccia nuova!
    Finalmente hai allargato lo spazio di riferimento a TUTTI gli immigrati.
    Questo vuol dire un passo avanti e speriamo che sarà un passo avanti per l’intera società che popola lo spazio dello stivale.
    Sarebbe bello dare spazio ad opinioni su “tutti i colori” del mondo ; sarebbe bello che anche i romeni imparassero a non formare più “gruppo nel gruppo” e che si integrassero nel modo giusto in una cultura dell’immigrazione.

  5. 19 gennaio 2010 12:30

    Ben tornato! Temevo che avessi deciso l’abbandono del blog. Però, direi che più che al punto di partenza siamo tornati addirittura un po’ più indietro, come i recenti respingimenti in mare ed i fatti di Rosarno insegnano. E poi, sai, il razzismo e la xenofobia (interessante la sottile distinzione tra “razzismo” e “xenofobia” fatta da un esponente leghista alcuni mesi fa) sono flessibili e si applicano di volta in volta al’oggetto che paga politicamente di più: ierl’altro gli ebrei ed i Rom, ieri i Rom e gli islamici, oggi gli stagionali Africani (ma anche i Rom, vedi gli sgomberi in Lombardia..). Insomma, l’idea di aprire “Parliamoci” a tutto il mondo della migrazione mi pare saggia e gentile.

  6. 20 gennaio 2010 12:24

    Abbandonare mi sembra una parola crudele. Lo chiamerei una svista. Ero cosi arrabbiato per la manipolazione al discapito dei romeni che non vedevo tutto il quadro. C’è un detto: “Non vedevo la foresta… per colpa degli alberi.”

  7. 1 febbraio 2010 12:21

    Ok, bando alle parole crudeli! C’è già così tanta crudeltà nel mondo… Ma, a parte gli scherzi, avrai notato quante organizzazioni no profit, siti e blog e semplici lettori si occupano di migranti, sia in termini di aiuto immediato e concreto, sia in termini di discussione ed elaborazione teorica. Mi è venuto in mente poco fa, mentre citavo “Parliamoci” in una discussione aperta su Facebook. Sarebbe forse interessante tentarne un censimento. Che ne dici?

  8. alex c permalink
    8 aprile 2010 21:59

    Caro Toma,
    grazie per ospitarmi nella tua casa del dialogo.
    Sono romeno. Ci sto quando vuoi dare spazio a tutti i gruppi etnici per gridare o no alla discriminazione etnica, e va bene, non sono d’accordo che il tuo blog possa realmente e funzionalmente contenere la complessità di tutte queste genti. Immaginati: io mi sto facendo in quattro per capire cosa sta capitando a me come romeno e (con più modesti sforzi) a noi come comunità immigrata in Italia; figuriamoci se ci mettiamo a incocciare le nostre realtà con gli altri immigrati. Al massimo riusciremmo ad aprire come singola comunità – semmai – un vero dialogo diretto con la comunità ospitante. Esprimo la mia conclusione/delusione sul tema della multiculturalità incrociata a 360° soprattutto in base alla mia esperienza precedente al progetto http://www.immiweb.org/ la quale sognava appunto di fare dialogo con tutti. In realtà ogni gruppo immigrato (in Italia) ha delle caratteristiche specifiche e non si arriva a conoscersi/comprendersi a vicenda noi immigrati (cinesi, africani, europei), figuriamoci far fronte comune TUTTI per la buona causa. Io mi sforzo a capire meglio cosa facciamo noi qui, romeni, e come riuscire a comunicarci agli italiani. Penso sia più sicuro. Una strada più chiara, epistemologicamente più nitida. Se riuscissimo, una volta illuminati, lo integreremo con i nostri fratelli d’immigrazione. I primi immigrati si confondo con la storia stessa dell’umanità. I primi immigrati furono gli schiavi degli imperi babilonesi, da qualche parte nella nebbia dei tempi.
    Dici nel post di Rosarno, di mancanza di una cultura dell’integrazione. Hm. Soffermiamoci sui significati delle parole, riflettiamo sui diversi modelli d’integrazione in Europa oggi. Ma quale? Chi ci può dare lezioni? Il problema è (MOLTO) in partenza.
    Un po’ di linguistica. Etimologia: integrazione, multietnico, coabitazione, clandestino.
    Una cosa integra è una cosa che non si può spezzare, fine a sè stessa, perfetta. E tu mi vuoi integrare a te? Cosa mi vuoi fare? Riparare? ristorare? ricominciare?
    Dal dizionario:
    •intĕgro intĕgro, intĕgras, integravi, integratum, intĕgrāre
    1.riparare, reintegrare
    2.ristorare, ricreare, rinfrancare
    3.ricominciare, rinnovare, ripetere
    •multus multus, multă, multammo – alla voce multiculturale
    1.parecchio
    2.molto
    3.numeroso
    4.prolisso
    5.frequente
    •habère → habitàre
    1.“continuare ad avere”,
    2.più comunemente “avere consuetudine in un luogo, abitarvi, co+abitare…
    •calam (di nascosto)→ Dies (giorno) CLAM-DES-TINUS
    1.ciò che sta nascosto di giorno,
    2.ciò che odia la luce.

    Dobbiamo meditare sulle armi (fra virgolette) nel nostro possesso.
    Grazie.

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