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Scajola si accorge che l’Italia non va… ma va?

4 maggio 2010

Oggi mi sono concesso pochi istanti davanti alla trasmissione vespasiana, che poi si sono rivelati dannosi per la mia tensione. Stando alla scritta “esclusiva” con la quale è stata marchiata l’intervista all’onorevole Scajola, la dovrei ritenere un atto di bravura giornalistica.

Sinceramente non ci sto.

Che Vespa sia stato – almeno una volta – super parte nelle sue campanellate di seconda serata non quadra manco con le fiction che la stessa rete manda in onda.
Ma questa volta ha superato se stesso.

Ha definito una decina di volte “cretino” uno che, forse si, forse no, ha consegnato dei assegni per completare la somma necessaria a Scajola per comprare una casa con vista sulla costruzione iniziata da Vespasiano nel 72 d.C, detta oggi Colosseo.

Non metto in dubbio la buona fede di Scajola. A chi di voi non capita fare un acquisto di un milione di euro e di non ricordare i dettagli?

Comunque non è questo il punto. Scajola si è accorto della non funzionalità di un principio elementare dello Stato. Il segreto dell’istruttoria penale. Vabbe’, nel suo caso è stata aperta dopo, ma lui dice di aver letto sui giornali “pezzi di carte alle quali non ho accesso”.

Desidero informare l’onorevole che la stessa “tragedia” capita diverse volte al giorno anche a discapito degli stranieri. Sono veramente eccezioni se il nome di un straniero arrestato non compare prima del processo. Più altri dettagli che ledono gravemente alla privacy di una persona non condannata in via definitiva.

Quindi, ministro; essendo stato complice fino a questo punto di un giustizia che respira a ritmo di interessi politici, non vedo sinceramente la ragione per gridare al complotto.

Dalle parte mie c’è un detto: “Non fare agli altri quel che a a te non vorresti essere fatto”.

P.S. Ritengo un atto di dignità la dimissione dal governo. Ma si vede che la carica di deputato, per momento, è compatibile con le accuse. Triste.

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2 commenti leave one →
  1. Alex Cohal permalink
    10 maggio 2010 15:51

    Caro Toma,
    siccome io non faccio il giornalista, ti prego di dirmi secondo quale norma (certo nons scritta ma vigente) deontologica del mestiere i nomi degli immigrati appaiono in tutti gli articoli di cronaca nera, ma quando si tratta di un autoctono leggiamo “uomo”, “pensionato”, “marito”. Capito questo? Se sei te, che sei romeno, sei Cornel e Toma che hai delitto, con tanto di foto, se la fai grossa, se ti chiami Marco Rossi al massimo comparirano nei giornali le tue iniziali, se non – alla migliore – vieni chiamato “uomo”. Uomo sei tu?

  2. 10 maggio 2010 20:28

    Il peso del giornalista è purtroppo l’audience. Oppure come ben diceva l’amico Maurizio “l’odience”.
    La stampa è diventata un bene di consumo. Sono veramente pochi le testate che tengono la testa alta, ma irrimediabilmente muoiono dopo un po’.
    Al comune lettore di notizie fa più “senso” leggere che un ROMENO ha violentato che un pedofile ITALIANO beccato in Romania. Sulla stessa scia, ti posso dire dall’esperienza che quello che tu hai notato è tristemente più eradicato di quanto ne pensi.
    Tante volte mi è capitato di chiedere alle autorità la nazionalità di quest’ “uomo” o “trentenne” delle notizie, ma ho sbattuto sul muro della privacy.

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