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Ma non tutto quel che vola si mangia… (detto romeno)

8 agosto 2010

Davanti al Nuovo Mondo gli immigrati scoprono mille alternative ad abitudini già radicate nelle società di provenienza. Intendo per Nuovo Mondo qualsiasi Paese economicamente sviluppato dove gli immigranti scelgono di contrastare la povertà (o altre realtà più crudele), andando ad abitarci e lavorarci.
Poche settimane fa sono entrato in una acerba polemica su temi ecologici con degli amici. Quasi tutti immigrati.
Siamo partiti della stupidità (ecologica) di mettere in casa l’albero di plastica al Natale per arrivare al nucleare. Il tempo è tirano e non mi da sempre le possibilità di argomentare bene le mie idee, quindi metto giù adesso qualche riga al riguardo.

Gli immigrati e il Natale ecologico

Non posso nascondere la mia perplessità quando una mia amica mi stava per dare del “criminale” quando le ho detto che preferisco l’abete naturale in casa, ma che non sempre riesco a procurarlo. Dopo avergli spiegato che per produrre un albero di plastica in Cina c’è bisogno di una ingenua quantità di petrolio (sia per produrlo sia per trasportarlo in Europa) si è rassegnata. Ma con il riserbo: “A me non mi va bene che gli alberi vengono tagliati”. Ma a chi va bene? Ma come sempre gli “ecologisti facili” non pensano seriamente alle loro convinzioni. Se l’albero e stato allevato per lo scopo, non c’è niente di male. Finché viene tagliato (ma si può mettere in un vaso) non fa male a nessuno, anzi.
Ma la discussione scivola come sempre su un punto dolente del Bel Paese, il nucleare.
Il modo in qui oggi ci facciamo fornire l’energia per alimentare il computer su quale leggiamo questo testo è evidentemente poco ecologico. Paghiamo delle salatissime bollette ed i soldi ricavati vanno a tenere in vita termocentrali a carbone e consegnano dividendi da capogiro a certi azionisti.

Il referendum delle bollette salate

Il sistema energetico italiano deve ancora pagare i conti della decisione degli italiani nel lontano ’87 che ha sancito abbandono del nucleare. Non voglio entrare in un dibattito su quanto sono opportune le decisioni popolari, perché da Barabba in poi ne abbiamo avuto di cotte e di crude.
Ma possiamo fare insieme un ragionamento su quanto è ecologica l’energia solare e quanto è quella eolica.
Si sa che il principale elemento usato per i panelli fotovoltaici è il silicio. Se pensate che è cosi innocuo cercate con google “silicosi” e vedete quanti ne escono vivi. Per quanto riguarda gli impianti eolici, tutto va bene se non sono vicino a casa nostra. Il rumore, i costi di produzione (più del doppio riguardo l’atomico che è abbastanza caro) e il numero di uccelli che abbattono, ne fanno anche di questo un “false friend”.

L’alternativa?

Qual’è allora il sistema migliore? Per me non esiste; se si produce energia si producono danni all’ambiente, a persone o a cose. Il punto è di trovare l’equilibrio tra i costi ed gli inevitabili danni. Supponiamo che un domani tutta l’energia elettrica sarà prodotta con impianti eolici piazzati in alto mare cosi, nessuno si lamenta dei danni paesaggistici o del rumore. Il costo al megawatt è di circa 75 euro (impianto sulla terraferma), rispetto ad una media di 55 euro al megawatt tra carbone e impianti idrici con i quali maggiormente ci “delizia” l’Italia oggi. L’energia nucleare costa circa 30 euro al megawatt.
Io a questo punto ragiono cosi nel mio piccolo. Se di mestiere faccio l’autista, quanti chilometri in più devo bruciare per pagare una bolletta due volte più cara oppure a quale mutuo mi devo obbligare per predisporre un impianto semiautonomo o addirittura autonomo? Oppure, se sono giornalista, devo stare di meno al computer o di più?
Pensando al livello macro, se il costo dell’energia raddoppia  per ragioni eco(poco)logiche, tutti i costi crescono in modo da richiedere un sforzo economico. Tradotto in cosa? In prezzi più salati ed un aumento proporzionale del danno ambientale.

L’ecologismo di domenica

Carissimi ambientalisti, ecologisti e cosi via. Non sono da parte di nessuno e poco mi faccio influenzare dai lobby economici. Non sono da parte di AGIP ed affini, Siemens (silicio), Siemens (eolico), Vestas (eolico) e cosi via. Il fatto che le ultime due multinazionali contribuiscono con ingenti fondi ai movimenti ecologici mi lascia indifferente. Se un domani comparirà una forma nuova di energia a basso costo ed alta efficienza, farò di me un suo paladino.

Ma per il momento io vedo le energie prodotte oggi cosi:
1. Carbone: costi relativamente contenuti, tonnellate di CO2 in aria, rendimento medio
2. Idrico:  costi alti, danni ambientali irreparabili per impianti di grosse dimensioni, rendimento medio
3. Nucleare: costi bassi, danni ambientali contenuti (le scorie possono essere isolate per centinaia di anni), rendimento alto, non ci sono più problemi sulla sicurezza
4. Eolico: costi alti, danni ambientali contenuti (uccelli), danni paesaggistici elevati, danni psicologici elevati nel vicinato (rumore), rendimento scarso
5. Solare: costi altissimi, danni collaterali (umani) nel industria del silicio, rendimento scarsissimo.

Con le dovute scuse a quelli che  sprecano anni della loro via a sostenere correnti e lobby contrarie alla logica, qual’è l’energia che non fa male? Nel nucleare vedo il male minore. Voi? Siete rimasti al Černobyl’ o avete superato il momento?

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2 commenti leave one →
  1. alinaharja permalink
    27 agosto 2010 11:19

    Cornel, tu hai sicuramente ragione, ma c’è un “ma”. In Italia negli appalti pubblici ci si mette sempre la mafia e, come abbiamo visto spesso, non ha l’intelligenza di capire che anche loro possono diventare delle vittime delle loro stesse stupidagini.
    Con il nucleare non si scherza. Una centrale nucleare ha bisogno di strutture più che sicure. Per esempio, a Cernavoda paradossalmente nei pressi della centrale nucleare la radioattività è molto più bassa rispetto a tante zone di Romania (le Università di Iasi, per dirte una, che hanno dei piccoli laboratori di chimica nucleare). Questo ci garantisce che la struttura è stata ben costruita.
    Il punto in Italia è proprio questo: se qualcuno è in grado di assicurare la costruzione di impianti sicuri, rispettando alla lettera le norme di costruzione e di sicurezza necessarie, allora ben venga. Ma, siccome ciò purtroppo (spero solo per adesso) nessuno è realmente in grado di garantire, io ho un po’ di riserve su questa soluzione.

  2. alex cohal permalink
    21 novembre 2010 18:48

    Caro Toma,
    il tuo post contiene una spinta verso la non-superficialità quindi merita delle considerazioni. Ecco le mie.
    Io fra l’ecologismo che salve l’uomo (paura della silicosi) e l’ecologismo che salva il pianeta e quindi tutto con l’uomo dentro (paura del nucleare) io preferisco il secondo. Ma non ho paura in verità che il mondo scomparirà, o che il morirò, a causa della nostra incoscienza. Anzi, penso con George Carlin che la natura non perirà solo perché noi ce la mettiamo tutta, ma sarà “la natura a scrollarsi un giorno di dorso” questo strano parassita, e la Terra produrrà – chissà – qualcosa di meglio. Forse gente di plastica, con silicone incorporato, che respira CO2.
    Io vedo l’ambientalismo come un piccolo passo per provare a capire chi siamo, e se è una moda, ben venga se non rimane superficiale. I tuoi conti mi tornano, ad eccezione della domanda finale: metti caso che non c’è pianeta, e non c’è gente, a che serve la graduatoria su cosa inquina di meno? [cercasi in google “disastro di Bhopal”]
    Io vedo l’ecologismo come un piccolo passo nell’acquisto di un grammo di coscienza; fondamentalmente così poca (un dito) basterebbe a consumare meno energia. Spegnere la luce quando esci dalla tua scatola di stanza, anche se “vai solo due min. al bagno”, scegliere fra aereo e treno chi dei due consuma meno gasolio, scegliere se respirare molto ossigeno litigando con il vicino quando potresti invece startene zitto e meditare a tutte le belle cose di questa tua vita, o alla morte.
    Insomma, il concetto di consumare quello che davvero serve, limitarti all’essenziale, ma per farlo serve maturità, coscienza, e non grande fratello e le barzellette di silvio.
    Il l’albero di Natale ce l’ho, è di plastica e ha 30 cm, l’ho trovato buttato al tombino e me lo sono preso. Fra poco lo userò di nuovo. Piantare alberi per tagliarli a Natale in un mondo un cui mi sembra che non ho mai piantato un albero mi fa pensare, e penso che se anche avessi i soldi per permettermelo, quest’ansia mi farebbe così male da non comperarlo. Tutto parte dalla mia coscienza.
    “L’energia provenuta dal nucleare” è un argomento così complesso che sfido chiunque di noi, navigatori opinionisti e bloger, a dimostrare di essere veramente preparati in tutti gli aspetti: tecnici, politici, medicali. So solo che non mi fido dell’essere umano, di me stesso. Figurati di interessi a breve termine. Tu dici bene che si può benissimo fare storage delle scorie… per poi cosa? … buttarle nello spazio, come propose un politico, appassionato lettore di Sci-Fi. Fino a così lontano (leggi vicino) vola il pensiero strategico della gente che dovrebbe pensare soluzioni per le genti. Facciamo pure molta merda se serve essere veloci e intascare le tangenti per costruire le casse da morto, che poi, dai, vedremo dove la nasconderemo. Sotto il letto. Sotto il tappetto. Non c’è più posto. Gli italiani s’incazzano. Fa niente, mandiamoli di nascosto in… Romania [cerca in google]. Quindi non sono d’accordo con il principio della sicurezza del nucleare, che tu proponi senza suggerire i motivi, ma nemmeno contrario; ti prometto e mi prometto che nel prossimo futuro studierò la questione da tutti i 3 angoli.
    Tutto parte dalla mia coscienza. Essere molto cosciente delle mie scelte, fino in fondo, soprattutto di quello errate. Potremo fare poi risparmio di scelte sbagliate. Penso sia questo l’ecologismo.
    Un abbraccio.
    Alex

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