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L’ipocrisia come dono politico

26 marzo 2011

Ricorrere alle paure ataviche per guadagnare capitale politico. Non ho mai pensato a fondo se è una debolezza della politica oppure una sua mutazione positiva. La risposta facile è che “dipende dal movimento  politico”, ma la cosa va oltre e non mi fermo adesso sull’argomento.

Ho davanti agli occhi i tunisini ammassati a Lampedusa, i volti disperati degli abitanti e la calma che sa di rassegnazione delle forze dell’ordine.
Ma cosa vuole quella gente che “bussa alla nostra porta”? Perché strillano a squarciagola e la cosa più importante; cosa strillano? Nei TG c’è spazio per numeri, ma poco per la radice del problema.

Parliamoci. Una categoria alla volta.

I profughi. Loro vogliono semplicemente arrivare nel “mondo libero” e non vogliono assolutamente rimanere in Italia. Per quanto vogliamo considerarli stupidi e disinformati sono esattamente il contrario; sanno cosa vuol dire vita da immigrato in Italia. La disperazione gli spinge a rischiare la vita e a bussare a una porta che sanno che è chiusa; Lampedusa – Italia.

Ma c’è un spiraglio di speranza per loro, l’UE. Credono che i meccanismi europei possono convincere l’Italia a partecipare ai programmi UE (Frontex) e accogliere le richieste d’asilo per poi andare più al nord in Europa.

Gli abitanti di Lampedusa. C’è poco da essere fiero per il fatto di essere italiani. In barba al Centocinquantesimo, sono stati abbandonati ad interessi politici meschini. Quanti voti possono portare? Allora meglio che stanno zitti.

Loro vogliono gli stessi diritti degli italiani che abitano a piazza San Babila a Milano. Non hanno alcun torto, hanno diritto a una vita decente.

Forze dell’ordine. Devono gestire l’ingestibile. In poche centinaia devono gestire 5.000 mille profughi affamati, con i nervi tesi. Garantire l’incolumità loro e dei lampedusani. In pratica è una bomba che non si sa quando esploderà.

Cosa vediamo nei TG? Cifre (non c’è un servizio senza i numeri dei arrivati, dei presenti e dei futuri) e la cosa più cara alla classe politica attuale: L’EMERGENZA.

Che se non fossero loro a gestirla… non si vedeva. E non avrebbe fruttato niente. Gli italiani non avrebbero visto “l’esodo biblico” e cosi non l’avrebbero preso in calcolo. E si sa, un problema risolto in silenzio oppure che non si vede, non porta voti.

Cinico, ma reale. La Grecia gestisce un flusso migratorio di centinaia di miglia di persone all’anno senza farne di questo un problema. Forse perché non è un problema cosi grande se si vuole gestirlo responsabilmente?

Quindi l’Italia è stata messa allo stremo da 15.000 profughi. Mettiamo 50.000. Cosa fa il nostro amatissimo governo?

Manda La Russa da Santoro per strillare (è un modo di dire, s’intende) che in primis “quelli non sono profughi”. Secondo La Russa, Tunisia è un stato democratico che può tenersi tutta quella gente in condizioni di libertà e democrazia. Secondo, preme sul fatto che è un problema italiano (e Veltroni ci casca) e non accenna niente agli programmi assistenziali dell’UE.

Terzo atto, l’ipocrisia come arte oratoria. Dice La Russa alla platea: “Ma sapiamo quant’è difficile portare via i clandestini da Lampedusa, perché nessuno gli vuole, Veltroni lo può confermare”. E Veltroni ci ricasca. E’ vero, i clandestini non gli vuole nessuno, ma con i profughi cosa facciamo?

Aspettiamo che scatta  la rivolta a Lampedusa per dire che vengono a casa nostra a far’ chiasso? Fin dove si può spingere il cinismo e l’ipocrisia? E se queste “virtù politiche” sono ripagate con voti è sempre la politica a essere di basso livello?

Temo che fino alle amministrative la situazione non cambierà visibilmente.

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2 commenti leave one →
  1. alex cohal permalink
    27 marzo 2011 11:03

    Caro Toma,
    prima di dialogare circa le idee da te esposte, ti devo svelare che da poco tempo per me una scoperta è venuta a gala. Cioè, se prima prendevo l’articolo di qualcuno – nel caso del tuo post, l’idea base attorno alla quale ruotano i concetti da te esposti – e operavo uno alla volta su tutti i ragionamenti interessanti, adesso però non mi interessa molto se con una parte dell’esposizione che leggo sono meno d’accordo quando invece mi sembra ben più rilevante il senso generale. Ho scoperto, quindi, che sono molto più sensibile adesso a “dove” mi portano i ragionamenti.

    Perciò inizierò con parlare del senso più generale del tuo post, così come penso di aver capito della sua lettura. Penso di aver capito che il senso profondo del tuo post è compreso nell’interrogazione “Fin dove si può spingere il cinismo e l’ipocrisia?”

    Io credo che non ci sia limite. Basta che il cittadino, si esso vero cittadino (cioè italiano o proveniente del club europeo, ma non romeno), sia esso europeoide (eccomi qui!), sia esso extracomunitario (profugo o clandestino), insomma tutti noi – basta che siamo abituati con gradualità al peggio, e non di colpo. Io inquadro questi sbarchi e questa guerra e questa ipocrisia politica nel flusso storico più o meno recente del nuovo mondo. Per “abituare al peggio in gradi ascendenti” intendo il senso dell’esperimento con la rana messa a bollire. Se la metti di colpo in una vasca bollente, proponendogli un salto a gradi 100, la rana fa un salto tremendo di dolore e si salva; se la metti nella vasca di 15 gradi e ogni minuto alti di 2 gradi, ai soli 80 celsius e dopo un po’ di tempo la rana muore perché non si era resa conto del progressivo aumento del male. Per uccidere la rana, non è importante di concentrarci sul limite, il limite di cui tu parli, ma di capire come la classe dirigente ha saputo nella storia indicarci gradualmente cosa è emergenza, spingendosi tappa dopo tappa, una passo in più, verso il peggio. Noi siamo le rane che veniamo storicamente allenate nella sopportazione del trauma dovuto al ratto dei nostri diritti di esseri umani nati liberi. Ci sono rane e rane, “profughi, forze dell’ordine, abitanti di Lampedusa”.

    Il secondo punto molto grave del tuo post è toccato nell’apertura, quando ti interroghi sullo stratagemma del “false flag”. Tu lo dici usando il termine “emergenza” che inquadri al tema del giorno: [sbarchi tunisini] “Ricorrere alle paure ataviche per guadagnare capitale politico.” Quello che dici, in profondità, spiega il meccanismo per il quale noi, le rane, rimaniamo in acque stagne ogni volta più bollenti, ogni volta peggio di prima: perché veniamo spaventati. Dopodichè ci viene data la ricetta: alcune rane dovranno sacrificarsi, se non tutti, per il bene ideologico della vasca. Anche se a vasca stessa si sprofonda. Certo “false flag” inizia all’estero, con chi attacca dall’aereo perché da un giorno all’altro i dittatori diventano genocidi antipatici. La tecnica (falso)problema/(nostra)soluzione/nuovo status-quo(nel nostro interesse) usata dai poteri economico-politico-militari per poterci tenere fissati nelle vasche non ha più limiti, e non ha più confini, nel mondo di oggi. La Tunisia se l’ha portata dentro l’Europa da un bel po’, da punto di vista economico. Adesso arrivano i poveracci, nella lotta dei più poveri, i nostri contro i loro. Ma è sempre la stessa tecnica. I politici – anche – italiani, trovano tutte le scuse possibili, chi di pseudo-destra, chi di pseudo-sinistra, di farci capire la gravità degli sbarchi, la difficoltà oggettiva in tutti i suoi particolari, come bene dici, alla caccia dei voti. Ma toccano, e questo è vile, solo le corde basse: morte! vs sopravivenza, crepi tu! o crepo io! …perché tutto vada bene come prima. Per loro.
    Permettimi invece di esprimere il mio disaccordo preliminare sull’idea che toccare “le paure ataviche” potrà mai essere interpretato come “mutazione positiva” (cito le esatte parole) di qualsiasi politica. Aspetto che tu ti sofferma in futuro su questo punto, che a me sembra molto importante, come idea profonda. Prima di avere le tue idee, permettimi di dire che io penso che l’uso della paura (del comunismo, del terrorismo, di omosessual-ismo ecc) non ha fatto che limitare i diritti e le libertà degli individui iniziando con quella più importante: pensare liberamente, cioè diversamente.

    Noi rane, in questi luoghi di libertà in internet, come anche nelle piazze e nei bar, cene di amici e stanze da letto (qui esagero, certo) – noi dovremmo parlare dei veri problemi, che sono economici. Non lo facciamo a maggior ragione perché ci sono le “emergenze”. I tunisini sono sì un’emergenza a breve termine, ma che facciamo con quelle a lungo termine?
    Oggi il fatto che deve spaventare in Italia sono i tunisini. A?! Non siamo più noi, i romeni, i rromeni, gli zingari (rom)eni?

    P.S. Una piccolo appunto per me (e un consiglio che ti chiedo): Come fare a dare colore politico all’ipocrisia? Su quali basi operiamo la differenza fra la destra e la sinistra in Italia? Perché dovremmo vedere Veltroni antagonista di La Russa, anche sul tema della Tunisia-in-fiamme-con-le-rane-che-scappano ?

    P.P.S Per quando avremo tempo, un’utile lettura, caro Toma: Aristofane, Le rane, del 405 a.c..

  2. 27 marzo 2011 18:55

    Carissimo,

    La tua dettagliata analisi – che mi lusinga come sempre – imperversa nel mio pensiero su due strade. La prima è una su qui sbatto la testa ogni tanto sui margini della ideologia politica e del buon senso. Non mi è nuova, ma inciampo lo stesso quando la prendo. In merito, ti spiegherò cosa volevo intendere con la “mutazione positiva”.

    La seconda è una che tu mi distendi davanti con una tale naturalezza che mi sorgono dubbi sulla mia reale capacità di distinguere il pensiero populistico (e per che no – giornalistico) dal pensiero filosofico, certo, in ambito politico.

    Mi soffermo sulla seconda per poi chiudere con la prima.

    Nella veste di giornalista ho sempre mandato messaggi che io ritenevo la “traduzione” dal politichese ad un linguaggio più accessibile. Con i dovuti scarti sulle “finezze” che ogni contesto politico riserva.

    Nel testo che precede questi commenti alludevo alle paure ataviche, come la paura dell’invasione nel spazio personale o come notavi anche te ” morte! vs sopravivenza, crepi tu! o crepo io!”.

    Ho anche notato lo scarso rendimento di Veltroni, in quanto oppositore politico di La Russa, visto che tale concetto esce dallo schema “i nemici dei miei nemici sono i miei amici”.

    Ma non ho notato gli interventi di Gino Strada (che non chiede altro che il permesso di entrare a Lampedusa ad aiutare i profughi) oppure i commenti pungenti di Travaglio sul operato del governo.

    Se l’avessi fatto, il quadro avrebbe rafforzato il clima d’ipocrisia, ma avrebbe complicato una lettura già di per se non molto facile.

    Ma sia Travaglio, sia Gino Strada hanno espresso dei concetti che meritavano la cronaca. Allora, mi chiedo e ti chiedo; con quale parole va trasmesso il tanto odiato messaggio politico?

    Straordinaria la storia della rana, perfetta per l’occasione… ma io la vedo come la stratificazione di un valido pensiero. L’atto di catalogare e non d’impugnare alcuna intenzione di riscatto.

    E mi fermo qui.

    Per quanto riguarda la cosiddetta “mutazione positiva” sta a me adesso a fare il cinico ma soltanto per portarti all’attenzione l’argomento. Come già accennato in precedenza, non ho una idea chiara.

    Supponiamo che abbiamo un Paese come la Tribudemocraticomunistania del Sud, nel Medio Occidente Atlantido. Il popolo di questo Paese ha come unico valore i soldi e come tale espressione della loro volontà anche una ratio di corruzione alle stelle. Con i conseguenti abusi e inabissamento dell’economia.

    Arriva un tizio con le sgarbate maniere di Vlad Dracul e dice: “chi agisce contro l’interesse della comunità viene impallato”. Dove il termine “impallato” va sostituito con metodologie al passo coi tempi: confisca di tutti i beni, lavoro sociale per 20 anni ecc. Sbaglia?

    L’esempio non va preso ad literam, ma penso che spiega ad un livello superficiale cosa intendevo.

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